caro epsilon,

poi adesso dobbiam cambiare casa. la tua nùnema dorme della grossa, nel senso che russa, ché ci ha le nari ostruite dal raffreddore. te ieri mi hai dato un colpetto. io avevo la testa sulla pancia della nùnema e mi son preso una ginocchiata da te. o fors’ era un gomito.

mi hai fatto un’impressione!

non ti sto a dire che impressione che m’hai fatto. infatti non te lo sto a dire.

poi forse la casa dove andremo è in una via piccola e buia e non ci piace, ma per questioni monetarie ci tocca. adesso è un po’ buia dentro e c’è la luce fioca degli anziani, però noi la facciamo diventare bella e stiamo anche pensando di lasciarti la stanza più grande.

io, per come vanno mettendosi le cose, mi sa che la maggior parte del tempo lo vivrò nello stanzone grande con cucina, tavoli, scrivanie, librerie, divani. insomma come quando vivevo solo.

anche dexter sta per avere un bambino. anche a me piacerebbe essere dentro una serie tv, perché le gravidanze durano cinque, sei, massimo sette puntate, mica nove mesi.

caviglia

10 ottobre 2008

caro epsilon,

il tuo nùnepa si è scassato una caviglia. te mi nascerai con le caviglie dedoli, come me, o con le caviglie grosse, come nùnema. (no, è uno scherz’, la nùnema non ha le caviglie grosse, eh eh). certe volte mi sa che certe cose le scrivo solo perché poi le legge la nùnema.

comunque la mia caviglia sinistra è a pezzi in questo momento e secondo il dottore ortopedico, chirurgo, ne avrò per 25 giorni. prognosi, si dice prognosi. impara le parole difficili, epsilon. che poi non esistono le parole difficili, esistono le parole da tutti i giorni, le parole nomenclatura e le parole per nascondere.

poi un giorno che non ho male alla caviglia ti spiego la classificazione delle parole. per adesso, vedi di nascere con le caviglie buone, almeno tu.

pènsoti

8 ottobre 2008

ti penso caro epsilon, cosa ti credi, anche se ier t’ho no scritto, t’ho pensato e anche adesso ti penso, anche se sei dentro la nùnema e non so che faccia hai, che ti vedo che sei perplesso, lo so che faccia fai, come? ieri non m’ha scritto quello là? lo so, t’immagino la faccia che fai, come ti permetti di chiamarmi quello là?, che non ti ho scritto ma ti volevo di scriverti, basta il pensiero, basta il pensiero? io dico che sì, che basta.

adesso, per dire, faccio che ti penso doppio.

cerchiamo casa

6 ottobre 2008

caro epsilon,

tu devi arrivar e noi si cerca una casetta più grande e divertente, perché tu arrivi e noi dove ti mettiamo? nello sgabuzzino? non ce l’abbiamo. nel bagno? è stretto e piccolo, non ci entreresti nemmeno. in cucina? dovremmo levare il lavandino… insomma, c’è bisogno di una casa nuova, più grande, magari trasparente, magari con la stanza dei giochi, tutta fatta di marzapane, con gli scivoli e una pista di gokart e un campetto da basket… però per averla così devo lottare strenuamente, sia con gli agenti immobiliari, sia con la tua nùnema, perché tra l’altro dice che la pista di gokart e il campetto da basket li voglio solo per me e uso la scusa che arrivi tu, ma il vero bambino sono io. tu poi quando nasci glielo spieghi tu allora. ok?

ti volevo dire grazie

6 ottobre 2008

caro epsilon,

ti volevo dire grazie.

te lo dico a te perché così comincio bene. ho imparato, ma solo di recente, a dire grazie. a dire grazie tutte le volte che ci vuole. e soprattutto ho imparato, di recente, che ci vuole tutte le volte, di dire grazie.

te lo dico, così tu magari poi, quando saprai dire grazie, potrai anche dire grazie a nùnema, e potrai dirglielo anche per me, per tutte le volte che io ho saltato di dire grazie a lei.

per il tè la mattina, per le volte che lava lei i piatti, per le volte che passa l’aspirapolvere, per le volte che mi viene a raccattare con la macchina, per le volte che si è schierata dalla parte mia, per le volte che mi guarda in quel modo là, per le volte che chiude gli occhi e io la guardo e lei sorride e noi ridiamo. rideremo molto, epsilon.

e poi non è che voglio fare una lista di menate quotidiane. ma volevo solo che sapessi che le menate quotidiane fanno la tua vita. sono la tua vita. e dire grazie è la cosa più bella che puoi fare alle persone che ti girano intorno.

letterina prima

5 ottobre 2008

caro epsilon,

oggi c’è un sole molto molto bello e la casetta coppino è tutta inondata di luce buona e soffice. la tua nùnema ha la pancia già di 16 settimanine. si vede, la pancia. abbiamo comperato una poltrona poang per stare comodi a darti da mangiare, via tetta o via tettarella. io, che sono il papòne, mi comprerò le tette finte giapponesi per darti il latte e sembrare la mamma, anche se la nùnema non è d’accordo, eh eh.

va ben’, scherzo. però mi compro lo straccio per tenerti appeso, tipo marsupio africano fatto a forma di straccio che si lega tutto intorno e ti si porterà in giro appeso e tu dormirai tranquillo e pacifico e beato. perché tu dormirai tranquillo e pacifico e beato, vero epsilon?

ora ti chiamiamo epsilon perché sei piccolo e non sappiamo se sei maschio o sei femmina.

prima ti abbiamo chiamato fagiolino, quando eri lungo 12 millimetri. poi ti abbiamo chiamato fiammiferino ed eri ben 7 centimetri. i fiammiferini erano dei pupazzetti che si compravano quando noi, la tua nùnema e il tuo tuttù, si era piccoli. erano pupazzetti dentro una scatolina di fiammiferi. ci si giocava tutto il tempo. ora non li fanno più. in compenso fanno un sacco di altre robe. pure troppe.

la tua nùnema è molto bella, sempre più bella, anche se ogni tanto sembra una pianta grassa: punge. se la tocchi. e anche se non la tocchi. ma a me piacciono le piante grasse, anzi probabilmente adesso andrò a scrivere una commedia teatrale sulle piante grasse.

poi oggi la tua nùnema è stata tanto buona da accettare il fatto che io tra un po’ mi comprerò l’iphone da 16 giga. per natale e compleanno. così la prima foto che ti faremo sarà grazie a apple (steve, se ci leggi regalaci qualche cosa, via).

per oggi non ti scrivo più niente, epsilon, anche perché ho appena fatto arrabbiare la nùnema, che ho versato il vino sul tappeto verde, quello dove ti metteremo su a gattonare. se sentirai odor di bardolino è quello che ho versato adesso senza volerlo, mentre ti scrivevo le prime cose.

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